
Con il patrocinio del Municipio Roma X e con la collaborazione di
Filippo Cannizzo Ambassador Beauty&Gentletude e coordinatore ResiliArt Italy: Bellezza di Unesco
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Per un paese peninsulare come l’Italia, la difesa delle coste ha sempre destato preoccupazione sia per i governanti che per i vertici militari, in qualsiasi epoca storica. Questo fatto è testimoniato anche dall’ennesimo ritrovamento, questa volta nelle acque di Fiumicino, di materiale bellico inesploso, utilizzato come difesa marina per eventuali sbarchi nemici.
Il 21 marzo scorso, La ditta incaricata di effettuare i lavori per realizzazione del Nuovo Porto Commerciale di Fiumicino e della nuova darsena destinata all’attracco dei pescherecci, ha rinvenuto, a una profondità di circa 6 mt e a meno di 100 metri dalla Foce del Tevere, alcuni residuati bellici risalenti alla Seconda Guerra Mondiale: tra essi, quattro proiettili di artiglieria di medio calibro e una mina navale Pignone Modello P200 utilizzata dalla Regia Marina, con all’interno circa 200 Kg di TNT.
La delicata operazione è stata condotta, dai Palombari del G.O.S. (Gruppo Operativo Subacquei) di COMSUBIN (Comando Subacquei e Incursori) della Marina Militare, distaccati presso il Nucleo S.D.A.I. (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Napoli, con il supporto del personale e dei mezzi della Guardia Costiera di Fiumicino.
I militari hanno prima imbragato e successivamente recuperato con palloni di sollevamento i residuati bellici. Successivamente essi sono stati prelevati etrasferiti a una distanza di sicurezza, a circa 2 miglia e mezzo dalla costa nord di Fiumicino, per essere fatti esplodere senza rischi per la navigazione e per l’ecosistema marino
Oltre, quindi, al fatto che la nostra costa fosse a rischio sbarco nemico, negli anni del conflitto si sono registrati diversi attacchi aerei, indirizzati verso gli obiettivi militari presenti in questo territorio. Fra il 16 e il 17 maggio, l’allarme antiaereo di Ostia viene attivato dalle 23:07 alle 01:03: “Velivoli in numero imprecisato, in tre diversi scaglioni successivi, hanno sganciato 63 bombe dirompenti da 200 kg e spezzoni incendiari […] sull’idroscalo. “Quattro bombe, rimaste inesplose, sono cadute sulla spiaggia dell’Isola Sacra. Nessuna difesa da parte della aviazione italiana, due caccia si levarono in ritardo e non riuscirono a prendere contatto con gli incursori”.
Altro attacco degno di nota è quello avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 luglio, tra le 00:36 e le 02:14. Il notiziario dell’Ufficio Difesa Contraerei dello stato maggiore comunica che: “Aerei americani in numero imprecisato, a quota alta e media, entrano in maglia dal settore di Nettunia. Gli aerei lanciano razzi illuminanti a paracadute su Fiumicino e Ostia, poi sganciano quattro bombe tra l’idroscalo di Ostia e Ostia Lido. L’operazione è condotta da aviatori canadesi, appartenenti agli Squadron 420 e 424, composti da sei Wellington e partiti alle ore 21:30 dalla base di Zina, uno degli aeroporti vicino Kairouan in Tunisia”.
L’Italia è uno dei Paesi europei che, nel secondo dopoguerra, ha dovuto affrontare un significativo ritrovamento di ordigni residuati bellici. Si stima che oltre50.000 ordigni siano ancora presenti nel territorio nazionale, molti dei quali si trovano sotto il mare, in prossimità delle coste, rappresentando un serio rischio non solo per la navigazione e le attività di pesca, ma anche per la salvaguardia dell’ambiente marino.
A cura di Marco Severa